Ci sono momenti che segnano davvero un cambiamento di vita. Non arrivano con grandi eventi o colpi di scena, ma con gesti semplici che, all’improvviso, non dobbiamo più compiere.
Oggi è uno di quei momenti. È il primo lunedì dopo le vacanze in cui non devo prepararmi per tornare al lavoro. Per quarantuno anni, questo giorno ha avuto sempre lo stesso sapore. La sveglia che ricominciava a suonare presto, la mente già proiettata verso l’ufficio e quel pensiero inevitabile: quante pratiche mi staranno aspettando?
Mi immaginavo il protocollo pieno di nuove assegnazioni, le richieste urgenti, le scadenze da rispettare, il telefono che ricominciava a squillare.
Era la normalità.
Oggi, invece, quella normalità non c’è più. Eppure è strano. Pensavo che mi sarei sentita soltanto sollevata. In fondo, non dover più aprire il protocollo e trovare una montagna di pratiche da smaltire dovrebbe essere una liberazione.
In parte lo è. Ma c’è un’altra sensazione che non mi aspettavo.
È come se una parte di me si sentisse ancora responsabile di quel lavoro, di quelle pratiche, di quell’ufficio che per oltre quattro decenni ha rappresentato una parte importante della mia identità.
Forse è normale. Quarantuno anni non si lasciano alle spalle da un giorno all’altro. Il lavoro non è stato soltanto uno stipendio. È stato fatto di colleghi, responsabilità, problemi da risolvere e giornate vissute con il desiderio di fare bene il proprio dovere.
Le abitudini sono difficili da abbandonare, anche quando si è felici di iniziare una nuova fase della propria vita. Poi, però, guardo fuori dal balcone della mia stanza che affaccia su Porta Capuana e vedo la città in movimento senza nessuna urgenza che dipenda da me.
E mi ricordo che questo tempo ha finalmente un significato diverso. È il tempo che ho scelto di dedicare a me stessa, alla scrittura dei miei romanzi, al mio blog, ai progetti per Fortunella House, ai contenuti per YouTube e Instagram, ai libri che voglio leggere, ai film che desidero raccontare e a tutte quelle passioni che per anni hanno dovuto aspettare il momento giusto. Che finalmente è arrivato, anche se
sento il bisogno di riposarmi ancora un po’, di ricaricare davvero le energie. Non per fare meno, ma per fare meglio. Per affrontare con entusiasmo questa nuova avventura che non ha cartellini da timbrare, ma sogni da realizzare.
La pensione, sto imparando, non significa smettere di essere attivi. E allora, anche se questo primo lunedì ha il sapore dolceamaro dei grandi cambiamenti, scelgo di viverlo con gratitudine.
Il primo lunedì dopo le vacanze… senza dover tornare al lavoro
