La battaglia più difficile è sempre quella contro noi stessi

“Il mito greco insegna che si combatte sempre contro una parte di sé, quella che si è superata.”
— Cesare Pavese

Ci sono frasi che sembrano scritte per accompagnare un momento preciso della nostra vita. Questa di Cesare Pavese è una di quelle.

L’ho riletta più volte e ogni volta mi restituisce un significato diverso. Oggi, in questo primo mese di pensione, mi parla con una chiarezza che forse qualche anno fa non avrei colto.

Per molto tempo ho pensato che le sfide più difficili arrivassero dall’esterno: il lavoro, le responsabilità, le incomprensioni, le persone con cui era complicato confrontarsi. Oggi mi rendo conto che la battaglia più impegnativa è sempre stata un’altra: quella contro la persona che ero. Non perché non mi piacessi, ma perché ogni fase della vita chiede il coraggio di lasciare andare quella precedente.

Per quarantuno anni mi sono identificata con un ruolo, con una divisa, con orari, scadenze e responsabilità che scandivano le mie giornate.

Quella donna esiste ancora, fa parte di me. Mi ha insegnato il senso del dovere, la disciplina, la pazienza e la capacità di affrontare anche i momenti più difficili.

Ma oggi non può più guidare il mio presente. Se continuassi a vivere come se dovessi timbrare un cartellino, come se ogni giornata fosse definita soltanto dal lavoro, combatterei una battaglia contro qualcosa che ormai ho già superato.

Ed è proprio questo che, secondo me, vuole dire Pavese. La parte di noi che abbiamo superato non è un nemico da odiare, è una versione di noi stessi da ringraziare. Perché ci ha permesso di arrivare fin qui.

Ogni cambiamento richiede un piccolo lutto.

Bisogna salutare abitudini, certezze e perfino paure che, in fondo, ci avevano fatto compagnia per tanti anni. Non è semplice. A volte ci si volta indietro con nostalgia. Altre volte con sollievo. Spesso con entrambe le emozioni insieme.

Adesso sto imparando proprio questo. A non misurare più il valore delle mie giornate dalla quantità di cose fatte, ma dalla qualità del tempo vissuto.

Sto riscoprendo il piacere di scrivere, di leggere, di coltivare i miei progetti, di dedicarmi al blog, a Fortunella House, ai miei contenuti su YouTube e Instagram, e alle storie che da sempre amo raccontare.

Non è soltanto un cambio di occupazione, è un cambio di identità. E ogni nuova identità nasce quando smettiamo di combattere contro ciò che siamo diventati.

La statua di Artemide, con l’arco tra le mani e lo sguardo rivolto lontano, mi suggerisce un’altra immagine. L’arciere non tende l’arco contro il passato, lo tende verso il futuro. La freccia non torna indietro, va nella direzione che scegliamo di darle.

Forse è questo il senso più profondo del cambiamento. Non cancellare ciò che siamo stati, ma permettere a quella persona di fare un passo indietro, con gratitudine, affinché possa emergere la versione di noi che la vita ci sta chiedendo di diventare.

Il mito greco insegna che si combatte sempre contro una parte di sé, quella che si è superata.”
— Cesare Pavese

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