Quando i social ti insegnano a pesare le parole

C’è una cosa che ho sempre rivendicato con orgoglio: sui social sono esattamente come nella vita reale. Scrivo di getto, senza costruire un personaggio, senza affidare la mia comunicazione a strategie o filtri. Se una notizia mi emoziona, la condivido. Se qualcosa mi fa riflettere, lo scrivo. Se provo gioia, rabbia, nostalgia o paura, difficilmente riesco a tenerlo per me.

È il bello, ma anche il limite, di esporsi.

Qualche giorno fa ho pubblicato su Facebook un post sulla recente, tremenda, scossa di terremoto che ha colpito l’area dei Campi Flegrei, con epicentro a Pozzuoli. Avevo scritto che il solo pensiero di trovarmi lì mi avrebbe provocato angoscia e che non sapevo come facessero i residenti a convivere ogni giorno con quella situazione.

Nella mia mente il significato era chiarissimo: volevo esprimere tutta la mia ammirazione per la forza di quelle persone. Pensavo: “Io non ne sarei capace.”

Eppure molti lettori hanno interpretato quelle parole in modo completamente diverso, come se stessi giudicando chi continua a vivere in quella terra.

La prima reazione è stata quella di dispiacermi. Non perché qualcuno non fosse d’accordo con me, ma perché il messaggio che volevo trasmettere era esattamente l’opposto di quello che era stato percepito.

Così, per capire dove fosse nato il fraintendimento, ho chiesto un’analisi del testo a un’intelligenza artificiale.

La risposta è stata illuminante.

Ho scoperto che un’espressione apparentemente innocua come “non so come facciano…” può avere due letture completamente diverse. Per chi scrive può significare: “Non so dove trovino tutta questa forza.” Per chi legge, soprattutto se vive una situazione difficile, può suonare invece come: “Non capisco perché continuino a restare lì.”

La differenza è enorme.

Ed è qui che nasce la riflessione più importante.

Quando scriviamo sui social tendiamo a dare per scontato che gli altri conoscano il nostro modo di essere. Io, ad esempio, penso sempre: “Chi mi segue sa come ragiono, sa che non giudico le persone.”

Ma è davvero così? La risposta è no.

Ogni giorno i nostri post vengono letti da persone che non ci hanno mai visto prima. Arrivano attraverso una condivisione, un commento, l’algoritmo di Facebook. Non conoscono la nostra storia, il nostro carattere, i valori che ci guidano. Hanno davanti solo poche righe di testo.

E quelle poche righe diventano tutto ciò che siamo.

Questo episodio non mi farà smettere di essere spontanea. Sarebbe un peccato trasformare ogni post in un comunicato stampa studiato nei minimi dettagli. Mi ha insegnato, però, che spontaneità e chiarezza possono convivere. A volte basta aggiungere cinque parole in più per evitare un malinteso. Basta esplicitare un pensiero che nella nostra testa sembra ovvio, ma che ovvio non è per chi legge.

In fondo, comunicare non significa soltanto dire quello che pensiamo, sqignifica riuscire a far arrivare agli altri ciò che volevamo davvero dire.


Molti, poi, mi hanno consigliato, anche in privato, di eliminare quel post. Ci ho pensato, ma la mia risposta è stata no.

Non perché ritenga di avere sempre ragione, tutt’altro. Se una frase può essere interpretata in modo diverso da come l’avevo pensata, è giusto farne tesoro e imparare. Ma cancellare ciò che scrivo non fa parte del mio modo di essere. Innanzitutto perché mi assumo sempre la responsabilità delle mie parole e delle mie azioni, accettandone anche le conseguenze quando producono effetti che non avevo previsto. In secondo luogo, eliminare quel post significherebbe fare un torto anche alle tante persone che ne hanno compreso il vero significato e a quelle che, pur non condividendo la mia formulazione, hanno espresso il loro punto di vista con educazione e rispetto. Sono proprio questi confronti civili a dare valore ai social.

Quanto a chi mi ha criticata con toni più duri non provo rancore, li capisco. Voglio solo sperare che qualcuno di loro, incuriosito da quel confronto, abbia avuto la voglia di andare oltre quel singolo post e di sfogliare il mio profilo a ritroso nel tempo scoprendo una persona che, da sempre, è profondamente innamorata dei Campi Flegrei.

Una terra che ho raccontato infinite volte con fotografie, riflessioni e parole cariche di meraviglia. Una terra che considero un patrimonio straordinario e alla quale auguro di ritrovare presto quella serenità che oggi, purtroppo, sembra così difficile.

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