Ci sono notizie che dovrebbero unire. Storie davanti alle quali ogni polemica dovrebbe lasciare spazio al silenzio e al rispetto. Eppure, ancora una volta, i social sono riusciti a trasformare un momento di immensa gioia in un terreno di scontro.
L’annuncio di Benedetta Rossi e di suo marito Marco, pronti ad accogliere due sorelline nella loro famiglia, mi ha profondamente emozionata.nHo letto il loro messaggio tutto d’un fiato e mi sono commossa.
Non perché raccontasse una favola, ma perché raccontava la realtà: anni di attesa, di speranze, di documenti, di ostacoli affrontati con discrezione, senza mai cercare visibilità o compassione. Hanno custodito questo percorso nel silenzio, scegliendo di condividerlo solo quando il momento era finalmente arrivato.
È una scelta che dice molto delle persone che sono.
Per questo faccio fatica a comprendere ciò che è accaduto subito dopo. Nel giro di poche ore sono comparsi commenti velenosi, giudizi gratuiti e insinuazioni sul loro patrimonio, sui presunti privilegi, perfino sulla scelta di adottare all’estero.
La domanda che mi pongo è una sola: come si può trovare qualcosa di negativo in una storia che parla di amore?
La verità è che nessuno di noi conosce il loro percorso. Non sappiamo quali passi abbiano affrontato, quante difficoltà abbiano superato, quante lacrime abbiano versato prima di arrivare a questo giorno. E, soprattutto, non siamo tenuti a saperlo.
Ci sono aspetti della vita che appartengono esclusivamente a chi li vive.
Viviamo in un’epoca in cui sembra che tutti si sentano autorizzati a esprimere un giudizio su qualsiasi cosa. Basta una tastiera per sentirsi esperti, giudici o moralisti.
Ma una tastiera non rende più intelligenti.
Anzi, troppo spesso diventa il rifugio di chi dimentica che dall’altra parte dello schermo ci sono persone vere, con emozioni vere.
Io, invece, davanti a questa notizia ho pensato a quelle due bambine.
Ho pensato che presto avranno una casa, una mamma, un papà e una famiglia pronta ad amarle.
E ho pensato anche a Benedetta e Marco, che dopo un lungo cammino potranno finalmente sentirsi chiamare mamma e papà.
Per me è questo il cuore della notizia. Tutto il resto è rumore. L’invidia, il sospetto e la critica a ogni costo stanno diventando una cattiva abitudine dei nostri tempi. Sembra quasi che alcune persone non riescano più a gioire per la felicità degli altri. Devono per forza trovare un difetto, un secondo fine, qualcosa da contestare.
È un atteggiamento che impoverisce chi lo pratica molto più di chi lo subisce. Forse dovremmo fermarci un momento e chiederci perché ci riesca così difficile essere semplicemente felici per qualcuno. Perché invece di cercare il male dove non c’è, non impariamo a riconoscere il bene quando lo abbiamo davanti agli occhi?
Credo che il mondo avrebbe bisogno di meno giudizi affrettati e di molta più empatia perché l’amore non dovrebbe mai essere messo sotto processo.
Benedetta Rossi, l’adozione e il rumore degli hater: quando l’amore dovrebbe bastare
