Dei bei tempi andati, oltre ai capelli lisci, conservo un ricordo particolare: la mia prima chitarra, una Eko Ranger, uno strumento che per me significava molto più di qualche accordo imparato con entusiasmo.
Era stata compagna delle mie prime soddisfazioni, dei pomeriggi trascorsi a cercare di migliorare, di quella sensazione bellissima che si prova quando qualcosa che sembrava difficile comincia finalmente a riuscire.
Poi arrivò un ragazzo di cui mi ero invaghita. La sera del nostro primo bacio mi chiese proprio quella chitarra. Mi disse, o almeno io volli credere, che avrebbe voluto imparare a suonarla. Io, senza pensarci troppo, risposi di sì, che gliela avrei regalata volentieri, anche se separarmi da quella chitarra non fu affatto semplice. Era uno degli oggetti a cui ero più affezionata, ma in quel momento la prospettiva di rendere felice la persona che mi piaceva sembrava valere quel sacrificio.
Poi, qualche giorno dopo, “amici comuni”, quelli che ti dicono certe cose perché “ti vogliono bene”, mi raccontarono che lui aveva venduto la mia chitarra per ricavarne poche lire.
Ricordo ancora la delusione. Non tanto per il valore economico dello strumento, quanto per ciò che rappresentava. Io gli avevo regalato qualcosa che amavo pensando di contribuire a un suo desiderio, lui aveva trasformato quel gesto in qualche banconota.
Nonostante fossi presa da lui, nonostante quel primo bacio avesse acceso tutte le ingenue speranze di una ragazza innamorata, lo lasciai immediatamente.
La lezione che mi è rimasta
Con il tempo ho capito che quella chitarra mi aveva insegnato qualcosa che allora non potevo ancora comprendere.
Nella vita possiamo essere generosi, possiamo regalare il nostro tempo, la nostra attenzione, persino qualcosa a cui teniamo molto. Ma non dovremmo mai permettere che qualcuno svaluti ciò che per noi ha valore.
E oggi, ripensandoci con un sorriso, posso anche concedermi la battuta che allora avrei potuto dire: «Puoi anche tradirmi con un’altra donna. Ma vendere a un rigattiere i miei sogni, questo proprio no.»
Per una lira
