La fonte della vita

Genny era un ragazzo di strada, che viveva di espedienti e piccoli furti nel quartiere San Lorenzo di Napoli. Non aveva una famiglia, né una casa, né andava a scuola. L’unica cosa che lo teneva in vita era l’acqua fresca e limpida della fontana del Formiello, che sgorgava dalle tre maschere leonine in piazza Enrico De Nicola. Ogni giorno, Genny si recava alla fontana per dissetarsi, lavarsi e riempire la sua bottiglia di plastica. Era il suo rituale quotidiano, che lo faceva sentire un po’ più umano.

Un giorno, mentre si avvicinava alla fontana, Genny notò qualcosa di strano. La vasca era vuota e l’acqua non scorreva più. Al suo posto, c’era un cartello che diceva: “Chiusa per mancanza fondi.”

Genny rimase sbalordito. Come avrebbe fatto senza la sua fonte di vita? Dove avrebbe trovato altra acqua? Si guardò intorno, sperando di trovare una spiegazione o una soluzione. Ma non vide nessuno. Solo il silenzio e il degrado del quartiere.

Genny si sentì improvvisamente solo e abbandonato. Si sedette sul bordo della vasca e cominciò a piangere. Le sue lacrime si mischiarono alla polvere e al sudore sul suo viso sporco. Non sapeva cosa fare, né dove andare. Si sentiva perso e senza speranza.

Ma mentre piangeva, accadde qualcosa di magico. Le sue lacrime cominciarono a riempire la vasca, lentamente ma inesorabilmente. E non erano lacrime normali, ma lacrime luminose e scintillanti, come stelle cadenti. Genny non se ne accorse subito, ma quando alzò lo sguardo vide la vasca piena di acqua splendente e trasparente. E dalle tre maschere leonine ricominciò a scorrere l’acqua, con un suono melodioso e rassicurante.

Genny non capiva cosa stesse succedendo, ma si sentì pervaso da una gioia immensa. Si alzò in piedi e si tuffò nella vasca, sentendo l’acqua fresca e vivificante sulla sua pelle. Si lavò il viso, i capelli, il corpo. Si sentì rinascere. Poi uscì dalla vasca e si asciugò con la sua maglietta. Si sentì pulito e nuovo.

Genny guardò la fontana con gratitudine e meraviglia. Capì che era stato lui a riportarla in vita con le sue lacrime, che erano state trasformate in acqua dalla magia della fontana stessa. Capì che la fontana era un dono prezioso, che andava rispettato e custodito. Capì che la fontana era la sua amica, che lo aiutava e lo proteggeva.

Genny non fu l’unico a beneficiare della magia della fontana del Formiello. Anche gli altri abitanti del quartiere San Lorenzo cominciarono a notare il cambiamento. La fontana era diventata una fonte di bellezza e di benessere, che attirava le persone con la sua luce e il suo suono. Chi beveva dalla sua acqua si sentiva più forte e più sano. Chi si lavava con la sua acqua si sentiva più pulito e più bello. Chi si fermava a contemplare la sua acqua si sentiva più sereno e più felice.

La fontana del Formiello divenne presto il simbolo del quartiere, che iniziò a risollevarsi dal degrado e dalla miseria. Le case furono ristrutturate e imbiancate. Le strade furono ripulite e decorate. I negozi furono riaperti e riforniti. Le scuole furono rimodernate.

Genny fu il primo a godere di questa rinascita. Ritornò  scuola, si fece degli amici, tra i ragazzi e le ragazze che frequentavano la fontana. Si innamorò di una di loro, Lucia, una giovane dolce e gentile che lavorava come parrucchiera. Trovò un lavoro come giardiniere, curando le piante e i fiori che adornavano la piazza della fontana e così potette sposare Lucia.

Genny era orgoglioso della sua famiglia e del suo quartiere. Era grato alla fontana del Formiello, che gli aveva dato tutto quello che desiderava. Era felice di vivere in armonia con se stesso e con gli altri.

Ma la felicità di Genny non durò per sempre. Un giorno, una notizia terribile sconvolse il quartiere San Lorenzo. La fontana del fFormiello era stata vandalizzata da un gruppo di teppisti, che l’avevano imbrattata con vernice e rovinata con martelli e spranghe. L’acqua era stata interrotta e la vasca era stata svuotata. La fontana era stata ridotta a un cumulo di macerie.

Genny fu uno dei primi ad arrivare sul luogo del misfatto. Quando vide la fontana distrutta, provò un dolore immenso. Si sentì come se gli avessero strappato il cuore dal petto. Si avvicinò alla fontana e cominciò a piangere disperatamente.

Ma mentre piangeva, accadde di nuovo qualcosa di incredibile…

Le sue lacrime cominciarono a riempire la vasca, lentamente ma inesorabilmente come era accaduto anni prima.  E di nuovo dalle tre maschere leonine ricominciò a scorrere l’acqua, con un suono melodioso e rassicurante.

Genny guardò la fontana con gratitudine e meraviglia. Capì che lui era solo un tramite perché la fontana era magica ma anche un dono prezioso, che andava rispettato e custodito.

Genny non fu l’unico a vedere il miracolo. Anche gli altri abitanti del quartiere San Lorenzo accorsero alla fontana, attirati dalla sua luce e dal suo suono. Quando videro l’acqua che scorreva di nuovo, rimasero stupefatti e commossi. Si avvicinarono alla fontana e la toccarono con le mani, sentendo il suo calore e la sua energia. Bevettero dalla sua acqua e si sentirono più forti e più sani. Si lavarono con la sua acqua e si sentirono più puliti e più belli. Si fermarono a contemplare la sua acqua e si sentirono più sereni e più felici.

Quando l’opera di restauro fu completata, la fontana del Formiello ritornò ad essere ancora una volta il simbolo del quartiere, che si rafforzò ancora di più nella sua unità e nella sua vitalità. Gli abitanti decisero di proteggerla  da ogni possibile minaccia, formando una sorta di guardia civica che vegliava giorno e notte sulla sua sicurezza. Decisero anche di valorizzarla come attrazione turistica e culturale, organizzando visite guidate, mostre, concerti e spettacoli intorno alla sua piazza. Decisero infine di ringraziarla  per tutto quello che aveva fatto per loro, celebrando ogni anno il 14 febbraio una festa in suo onore.

Genny fu il protagonista di questa rinascita. Continuò il suo lavoro come giardiniere, curando le piante e i fiori che adornavano la piazza della fontana. Continuò a studiare, diventando un esperto di storia e di arte della sua città. Continuò ad amare la sua famiglia, che si allargò con l’arrivo di figli e nipoti.

Genny visse a lungo e morì sereno, circondato dall’affetto dei suoi cari. Prima di chiudere gli occhi per sempre, dalla finestra della sua camera da letto che affacciava su piazza Enrico De Nicola, guardò per l’ultima volta ancora la fontana del Formiello, che brillava al sole come un diamante.

Sorrise e le sussurrò: “Grazie per la vita”.

Racconto elaborato da A.I.

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