Dimaro, il luogo dove alcuni sogni hanno trovato casa


Ci sono luoghi che associamo a una vacanza, altri a una passione. E poi ci sono luoghi che, senza quasi accorgercene, diventano parte della nostra storia.

Per me, Dimaro è uno di questi.

In questi giorni, come ogni estate, il mio pensiero torna inevitabilmente lì, tra le montagne del Trentino dove il Napoli svolge il ritiro precampionato. Dal 2015 al 2019, per me partire per Dimaro era diventato un appuntamento irrinunciabile. Certo, c’era la passione per il Napoli, quella che porto dentro fin da bambina, ma con il tempo nei miei ricordi quel viaggio ha assunto un significato molto più profondo: è diventato il luogo dove ho avuto il coraggio di trasformare due idee che sembravano impossibili in realtà.

Il primo sogno: dare nuova voce alle parole di papà

Nel 2015 avevo pubblicato la raccolta di poesie di mio padre, “Le stagioni del poeta”. Non era soltanto un libro, era un modo per mantenere viva la sua voce e, allo stesso tempo, raccogliere fondi per il restauro della Fontana del Formiello, nel ricordo di mia nipote Ilaria.

Avevo un desiderio che molti avrebbero definito irrealizzabile: presentare quel libro proprio a Dimaro, durante il ritiro del Napoli, ma non conoscevo nessuno. Avevo soltanto un progetto, tanto entusiasmo e la speranza che qualcuno fosse disposto ad ascoltarmi.

L’incontro che ha cambiato tutto

Quel qualcuno fu Marcello Liboni, allora responsabile della biblioteca di Dimaro. Lo contattai via mail raccontandogli il mio progetto. Avrebbe potuto liquidarlo con poche parole, come spesso accade. Invece fece esattamente il contrario. Mi ascoltò, capì il senso di quella iniziativa, credette nella mia idea. Fu lui a presentarla al sindaco dell’epoca, Romedio Meneghini, che si spese in prima persona con i responsabili del Calcio Napoli per autorizzare l’evento.
Anche se per problemi legati ai diritti televisivi non si potette trasmettere in diretta, ancora oggi, ripensandoci, mi emoziona la naturalezza con cui tutto accadde.

L’anno dopo, un’altra follia

Molte persone, dopo aver realizzato un sogno, si fermano. Io, invece, ne avevo già in mente un altro. Nel 2016 tornai a Dimaro per presentare, in Piazza Madonna della Pace, il mio primo romanzo, “Chi ama non dimentica”. Un libro costruito attorno a tre personaggi simbolici: il Presidente, il Mister e il Numero 10 di un’immaginaria squadra di calcio, la Dinamo Partenope. Anche questa volta ciò che sembrava un progetto troppo ambizioso trovò spazio e accoglienza. Ancora una volta grazie a persone che non si limitarono ad ascoltare, ma decisero di condividere il mio entusiasmo.

Oltre le differenze

Quello che porto nel cuore non sono soltanto gli eventi, sono soprattutto le persone.

Io, napoletana. Loro, trentini. Culture diverse. Abitudini diverse. Dialetti diversi. Eppure tra noi nacque immediatamente un rapporto fatto di rispetto, gentilezza e comprensione reciproca. È la dimostrazione che, quando esistono autenticità e buona volontà, le differenze non dividono, arricchiscono.

Un serbatoio di bellezza

Oggi la mia vita è cambiata, da poco sono in pensione e sto costruendo nuovi progetti, nuove passioni, nuovi percorsi.

Eppure, ogni volta che arrivano questi giorni di luglio, una parte di me torna inevitabilmente a Dimaro. Non soltanto per il Napoli, ma perché lì ho riempito quello che mi piace chiamare il mio serbatoio di bellezza: un luogo dell’anima dove custodisco incontri sinceri, emozioni autentiche.


A volte, basta il coraggio di fare una telefonata e raccontare un sogno a uno sconosciuto perché la vita decida di sorprenderti.

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