“LAGRIME” di Giuseppe Carullo

Giungeva Natale

fra suoni lontani e vicini di allegre zampogne.

Nell’aria volavan lontano

sperdute dal vento

le ultime aride foglie

di pioppi e castani.

Alle prime luci d’un pallido sole

c’eravamo lasciati tranquilli

– seguendo due opposte strade – diretti al lavoro.

Il babbo m’avea salutato

baciandomi in fronte.

Ed io l’avevo visto allontanare

con passo affrettato, sereno.

Andava incontro al destino,

al triste crudele destino.

E lo rividi immobile

con gli occhi volti al cielo e il volto scarno.

Livido, freddo, muto.

La morte l’avea colto di schianto.

Forse mentre pensava alla famiglia lontana,

al suo piccino.

Il cuore a tradimento

avea cessato i battiti

e la vita s’era spenta

come flebile fiammella.

Natale.

Tutt’intorno fra fuochi d’artificio e schioppettii festosi,

rintoccavan le campane,

mistiche e liete.

Mentre in ogni cuore era dolcezza e gioia, nella tacita casa

mamma curva sulla culla del bimbo che dormiva sereno, in uno slancio d’affetto l’avea stretto sul  cuore.

Dalle imposte sussurrava il vento un ritornello lento

mentre le lagrime represse

ora sgorgavano

dalle pupille mie arrossite e stanche.

Giuseppe Carullo

Lascia un commento