Il poeta se ne va di Giuseppe Carullo

Pomeriggio piovoso di dicembre.
Il carro funebre si muove lentamente.
Il Poeta se ne va.
Ma la gente che passa frettolosa lo ignora.
Il popolo che ha fischiettato le sue canzoni,
che canta ancora i suoi ritornelli,
non lo sa.
E passa indifferente.
Non discorsi, non orazioni commemorative.
Solo qualche lacrima dei figli
e la piccola folla dei parenti.
Nient’altro.
Il Poeta se ne va
e intorno alla sua bara è silenzio.
Quel silenzio che lo ha accompagnato per tutta la vita.
La discrezione di sempre
magari per non disturbare quelli che restano.
Anche i personaggi delle sue canzoni
sono rimasti nell’ombra.
Nessuna rievocazione
e di loro, nessuno è qui.
Nessuno.
Dove sono “Margarita” di “o Cunziglio d’a cummara”,
“Maria” dagli occhi lucente e nire di “Canzona a Maria”,
Carulina di “Jamme ‘e bagne”,
l’amante fuggitiva di “Torna”,
l’innamorato tradito di ” ‘O festino”,
l’imputato dolente di “‘A legge”,
l’ommo pusitivo di ” ‘O schiaffo”,
la maestra di “Spatella argiento”,
il giovane onesto che ha preso una cattiva strada
per la bionda di “Scapricciatiello”,
i masti delle “arretenate”,
i malandrini delle bettole di Borgo Loreto,
i guappi dei vicoli della Sanità?
Dove sono? Dove sono?
E gli amici della “Canzone” ?
Quelli che lo hanno imitato,
quelli che si sono ispirati alle sue strofe,
quelli che lo hanno deufradato delle sue rime.
E gli artisti che hanno raggiunto il successo con le sue canzoni?
Dove sono?
Dio mio, perché sono così solo?
Così solo, dietro la sua bara.
A chi dire di Lui?
Con chi sfogare questa tristezza che mi attanaglia il cuore,
dove restano chiuse le parole?
Chi può capirmi?

  • “Siamo soli, io e Te. Addio mio vecchio e buono amico. Addio!”

Il carro funebre si muove lentamente nella incerta luce del giorno che muore.
Incomincia a piovere.
E’ il cielo che piange sulla caducità degli affetti terreni.
Sulle miserie umane.

  • IN MEMORIA DI PACIFICO VENTO di Giuseppe Carullo

L’ombra di Vincenzo Russo, il cantore delle rose, l’autore di “Torna Maggio”, morto di tisi ancora giovane, è presso il lettino dove giace il vecchio Poeta in agonia.
L’ombra si è accostata al poeta mormorando:

  • “Vieni. Gli amici ti stanno aspettando!”
    E Pacifico Vento l’ha seguita in punta di piedi, volando verso l’azzurra luce dei Campi Elisi della Poesia, verso una luminosa Casa Editrice Musicale, dove Salvatore Di Giacomo, Ferdinado Russo, Capurro, Di Capua, Gambardella, E. A. Mario, Bovio, Lama, Galdieri….
    lo hanno accolto a braccia aperte.

Pubblicato da

Ex-giocatrice di calcio, appassionata di Napoli e del Napoli. Amo scrivere 🖋

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